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LA STORIA

dal libro "Il Nostro Tennis" di Elio Gastaldo (gennaio 2011):

Inaugurazione“Anche per il Tennis Club Ventimiglia come per ogni essere umano la nascita è stata preceduta dal concepimento. Questo avvenne (ricordo il momento preciso), a differenza di tanti altri episodi successivi del circolo) in un giorno dell'’estate del 1947. Era una sera di giugno, e percorrevo via Ernesto Chiappori quando mi si presentò alla vista uno spettacolo inconsueto: nella palestra all'aperto del “palazzo della G.I.L.” alcune persone, a me sconosciute, stavano lanciandosi e rilanciandosi palle con racchette da tennis...
II terreno non era recintato, tutt'attorno, ne c'era la rete in mezzo al (presunto) campo. Tuttavia, quei curiosi individui giocavano, ma si, a tennis: o s’illudevano di giocare: un pò come capita in una famosa scena del film “Blow up” di Michelangelo Antonioni...
Un fatto è certo: sembravano appassionarsi a questo sport che io avevo avuto la possibilità di praticare sin da bambino, alla beIle meglio (e pure senza rete!), nel vasto cortile all’'angolo tra quella stessa via Chiappori e corso Umberto I (l’attuale corso Genova): in quell'’area (sulla quale è sorta anni fa la Standa-abbigliamento, ed ora Oviesse) si “fecero le ossa” alcuni di quelli che sarebbero poi divenuti i migliori tennisti nel primo periodo di vita del T.C. Ventimiglia: Franco Embriaco, Piero Perrino, mio fratello Andrea, Fiorenzo Viale e, perché no?, il sottoscritto...
Ma torniamo al magico momento in cui, avvistati quegli strani tipi intenti a disputare un'approssimativa gara di tennis, li avvicinai. C’erano, fra gli altri, l’impiegato comunale Arsiero Procelli (classe 1916) e il panettiere Mario Raimondo (classe 1924). Parlottammo a lungo, e alla fine decidemmo di dar vita a un sodalizio che si adoperasse per costruire un “vero” campo da tennis. Idea assolutamente assurda e inconcepibile (per tornare al vocabolo “concepimento”) in una Ventimiglia appena uscita dalla guerra, di cui portava ancora (quasi) tutti i segni. Case distrutte al cento per cento, altre sventrate e diroccate a metà, strade dissestate, illuminazione e acqua carenti in molti quartieri, eccetera, eccetera. Insomma, una vera e propria “Cassino ligure”, che i ragazzi d’oggi non riescono ad immaginare, nemmeno con Io sforzo della fantasia più fervida (a meno di pensare a Beirut o ad altre metropoli oggi ancora devastate da conflitti che essi hanno modo di vedere in TV).
Ebbene, in questa città sfigurata un gruppo di fanatici (ma innocui) ebbe l’ardire di battersi per mesi allo scopo di ottenere la realizzazione di un “"court"”. E ci riuscì. Si trattò di un piccolo “miracolo”, nel contesto di quel grande, grandissimo “miracolo” che fu, nei tardi “anni 40” e nei primi “anni 50”, la “ricostruzione” di Ventimiglia.
Chi non ha vissuto quell’epoca, in cui noi adolescenti e giovani scoprimmo contemporaneamente la pace, l’amore e la libertà (la triade più bella del mondo) non può capire a quali vette di entusiasmo ci trascinasse il piacere di ridar vita alla nostra città adorata e straziata.
Chi rimetteva in sesto ciò che era stato danneggiato e chi inventava qualcosa di nuovo. Noi “inventammo” il tennis. Ci demmo da fare per trovare quanti avevano conservato, dopo tanti sfollamenti, bombardamenti e peripezie varie, le racchette adoperate magari nell’anteguerra nelle località di villeggiatura (i miei genitori avevano giocato a Limone Piemonte...) o quelle ricevute in regalo per Natale o per il compleanno e poi dimenticate in cantina. Ce n’erano più di quanto fosse lecito sospettare. Convocammo i loro possessori ed altri neofiti ad una riunione fissata per i primi di luglio nel dancing Miramare. Ma proprio nella sera stabilita si sparse la notizia di un evento luttuoso (l’annegamento, nel mare di Albenga, di un folto gruppo di bambini di una colonia piemontese in seguito al naufragio di un battello) e ritenemmo opportuno rinviare l’assemblea. Essa si tenne infine nei locali interni di quella che è oggi il ristorante La Caravella, nel rione di Marina San Giuseppe. La nacque il Tennis Club 
Ventimiglia. 


Il gruppo dei fondatori del T.C. Ventimiglia. In ginocchio da sinistra: Franco Embriaco, Mario Salvatico, Renato Rebaudo, Andrea Maccario. In piedi in prima fila da sinistra Arsiero Procelli, Ilde Tosto, Luciana Perlino, Giustina Ferraris e Angelo Maccario (Presidente). Ultima fila: Raoul Guglielmi, Piero Perrino, Nuccia Rodi, Marisa Rosso e Mario Raimondo. 


Fu costituito, presenti una ventina di “aficionados” il 14 luglio 1947. Una data... storica, che si aggiungeva ad un’altra lontanissima data (veramente) storica: il 14 luglio 1789, presa della Bastiglia, preludio della Rivoluzione francese...
Mossi anche noi da impeto “rivoluzionario” deliberammo di prendere d’assalto, se non la Bastiglia, il Comune di Ventimiglia, per ottenere i fondi indispensabili per la realizzazione del primo campo da tennis. L’incarico fu naturalmente affidato al Consiglio direttivo designato in quella stessa “storica” serata.  L’elezioni risultarono più laboriose del previsto, sebbene a quel tempo non si parlasse ancora (fortunatamente) di “lottizzazioni” fra i partiti. Comunque, dopo un vivace dibattito, si votò, e dalle urne uscì il primo “staff”: presidente, il sottoscritto; vicepresidente, il dr. Enzo Martino; segretario, Arsiero Procelli; cassiere, Mario Raimondo; consiglieri, Mario Salvatico e due ragazze, Marisa Rosso e llde Tosto (a dimostrazione che i tennisti intemeli erano “femministi” ante-litteram...).
Nei giorni successivi incominciammo le perlustrazioni di tutti i sestieri di Ventimiglia alla ricerca di un’area dove edificare l’auspicato “court” e nello stesso tempo avviammo i contatti con i dirigenti della “res publica” per il relativo finanziamento. In una città dove ancora mancava (quasi) tutto il necessario, “bussare a quattrini” in municipio per avere qualcosa di assolutamente superfluo (almeno in quelle ancor drammatiche condizioni) poteva sembrare, e forse era, una prova di sublime follia o di civile irresponsabilità. Ma fortuna volle che fosse stato da poco insediato nella carica di sindaco (dopo quello “della Liberazione”, il dr. Mario Gibelli, e dopo il primo eletto democraticamente, il dr. Pietro Guglielmi) uno dei pochi ventimigliesi che nell’anteguerra già avesse praticato (altrove) il tennis: avv.Goffredo Maccario. Questa circostanza (con l’altra, pure di un certo peso, che si trattava di un mio cugino) ci aprì i... forzieri comunali.
Raggiungemmo dunque l’obiettivo di una congrua sovvenzione (poco meno di un milione e mezzo), non senza aver prima dovuto presentare all’ufficio tecnico, uno dopo l’altro, progetti sempre più dettagliati con i relativi costi e dopo aver subito critiche acerbe (e non del tutto infondate) da quanti, a cominciare dai consiglieri comunali di minoranza, avrebbero preferito anteporre l’attuazione di altre opere pubbliche a quella, allora non proprio urgente, di un campo da tennis.
Fortunatamente la stampa ci appoggiava... Bella forza!!! Sui più diffusi quotidiani e periodici scrivevano già due accaniti sostenitori dello sport della racchetta: il sottoscritto e il collega Alfonso Giansoldati che con slancio barricadiero, parafrasando lo slogan di Pietro Nenni all’epoca del referendum istituzionale del 2 giugno “La Repubblica o il caos”, lanciò dalle colonne del suo giornale quello, tremendo, “O il tennis o il caos!”.
In Italia, come si sa, sulla monarchia prevalse la Repubblica e, a Ventimiglia, su tutti gli sports in attesa di impianti vinse il tennis!!!
Dopo aver per mesi e mesi vagabondato tra il Roja e il Nervia alla ricerca, fra le macerie, di uno spazio adatto e averlo infine individuato nel terreno 
prospiciente l’ex - G.I.L. (quello stesso dov’era avvenuto il “concepimento” del T.C.V.), assistemmo all’inizio dei lavori da parte delle ditte “Rondo e Brovetto” di Ventimiglia e “Fadini” di Cremona, quest’ultima specializzatissima nel ramo.



Arsiero Procelli ed Angelo Maccario. 
Sullo sfondo la “G.I.L.”, palestra delle scuole dove a quei tempi il tennis si giocava senza campo e senza rete.


Li seguimmo con il cuore in gola, giorno per giorno, mantenendo costanti rapporti con imprese appaltatrici e Comune e demmo tutti una mano (anche in senso materiale) perché venissero completati alla scadenza prestabilita.
Ne risultò uno dei campi, a giudizio dei competenti, più bello di tutto il Nord d?Italia, specie sotto il profilo del "manto" e del "fondo".
Il 28 maggio 1949 (circa 22 mesi dopo la fondazione del sodalizio) il "court" venne inaugurato.
Era presente una folla di curiosi raccoltasi su una tribuna appositamente sistemata fuori sui marciapiedi di via Chiappori, e di alcune decine di "tifosi", all'interno. "Madrina" della cerimonia l'imponente ed elegantissima Signora Voronoff, accompagnata dal marito, il celeberrimo scienziato capace, si diceva, di prolungare la giovinezza degli uomini".
Angelo Maccario
(1° Presidente Tennis Club Ventimiglia)
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